giovedì 25 ottobre 2018

Etimologia Onomastica, Antroponimia, Toponomastica, Deonomastica, Odonomastica




L' Etimologia     deriva dal greco antico ὀνομαστικός   In linguistica, lʼetimologìa (dal greco ἔτυμος, étymos, «intimo significato della parola», .
 «intimo significato della parola», e λόγος, lógos, «studio»)    indaga l'origine e la storia delle parole, la loro evoluzione fonetica, morfologica e semantica.



L' Onomastica   deriva dal greco antico ὀνομαστικός  aggettivo che tradotto significa "di o che inizia col nome" 

-Di nome
-Che inizia con il nome

ex.:
Ludovico = Valoroso in guerra oppure combattimento glorioso
nome germanico, o meglio francone,  Hlodwig, Chlodowich o Hlodowig
(scusate mi ero dimenticato di dirvi questo).  

All'interno dei 2 nomi franconi, si nascondono le seguenti parole di derivazione antroponimico vario ed europeo.: 
"distinizione" "parrucca" "pazzo"  "legname" "Parrucca di ghiaccio" "tenere" "paternità".

 .. (Questo studio è un mio personale metodo usato usufruendo delle potenzialità offerte dalla rete). 

L'antroponimia è una ramo dell'onomastica
è quel ramo che si occupa di studiare i nomi propri assegnati alle persone.
(prenomi, cognomi, soprannomi, patronimici, etnonimi, pseudonimi e i più attuali nick name.. è sempre un antroponimo.  


La toponomastica,  se preferite  toponimìa, è una scienza di derivazione onomastica. 
la toponomastica ha una inerenza storico linguistica, legata alla località geografica.


La toponomastica (ramo minore dell'onomastica)  è legata allo studio che identifica le origini dei nomi di carattere geografico assegnati ai luoghi come città fiumi laghi monti etcc..etc..  possiamo definirla come una sorta di archeologia sulle parole dei luoghi, e rendere chiara l'origine.


L'antroponomastica (o antroponimìa)  invece studia i nomi propri di persona.

La deonomastica invece è legata ai significati dei nomi di persona ma anche modi di dire abituali,  considerando la diversità linguistica.. studia l'origine della parola osservando come si è formata. Sono temini deonomastici oppure deonimici.
Identifica quelle parole univerbate di provenienza divisa che formavano già un sintagma ex.: " pomo d'oro " poi in seguito pomodoro ".


La odonomastica è più orientata a definire assegnando i nomi dei luoghi delle strade 




martedì 23 ottobre 2018

IPOCORISTICO



vezzeggiativo, diminutivo,  un trattare con tenerezza affettuosa una espressione dolce come fare una carezza che brevemente descrive con semplicità qualcosa di più grande.

lunedì 8 ottobre 2018

Significato di antibiosi





antibiosi

an·ti·bi·ò·ṣi/
sostantivo femminile
  1. Inibizione della crescita e della riproduzione di un microrganismo da parte di un altro.


A quanto ho capito (confermatelo) L'ANTIBIOSI è il principio attivo..  mentre l'azione orientata allo scopo diventa ANTIBIOTICO (comunemente conosciuta).

Queste  termine è da verificare ed è provvisorio,  come tali non affidabile ...  in quanto necessita di una correzione di una persona competente. 

scritte per un uso mio personale..  quindi Andate oltre a cercare informazioni sicure!   ..ok ?

lunedì 24 aprile 2017

Cangiante

cangiare [can-già-re]  (càngio, -gi, càngiano; cangerò; cangerèi; cangiànte; cangiàto)
 A v.tr. lett. Cambiare
 B v.intr. (aus. essere) lett. Mutare || fig. Cangiare di colore, impallidire
 C v.intr. pronom. cangiàrsi lett. Trasformarsi

Archetipo



"ESEMPLARE ORIGINALE"

La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτυπος col significato di immaginearché ("originale"), típos ("modello", "marchio", "esemplare"); 

è utilizzata per la prima volta da Filone di Alessandria e, successivamente, da Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata. È anche plausibile che derivi da άρχή ("arché"), col significato di "principio", "inizio".
Il termine viene usato, attualmente, per indicare, in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero (ad esempio l'idea platonica); in psicologia analitica da Jung ed altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dell'inconscio umano; per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell'uomo e, in narratologia, i metaconcetti di un'opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrazione; in linguistica da Jacques Derrida per il concetto di «archiscrittura»: la forma ideale della scrittura preesistente nell'uomo prima della creazione del linguaggio e da cui si origina quest'ultimo. L'archetipo è inoltre utilizzato in filologia per indicare la copia non conservata di un manoscritto (l'originale) alla quale risale tutta la tradizione (le copie del manoscritto originale).


Tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo

domenica 2 ottobre 2016

monòlogo


"che parla solo"

monòlogo s. m. [dal gr. tardo μονόλογος «che parla solo», comp. di μονο- «mono-» e –λογος «-logo», raccostato per il sign. a dialogo] (pl. -ghi). 

1. Scena drammatica in cui un attore parla e recita da solo: già presente nel teatro greco, dove il prologo della tragedia ne ha spesso la forma, frequente nel teatro latino come poi nel moderno, fu bandito dal verismo ottocentesco per ricomparire nel teatro contemporaneo come espediente tecnico necessario per far penetrare gli spettatori nel pensiero dei personaggi, talvolta contrastante con quello che gli stessi fanno o dicono. Anche, la parte del testo da rappresentare sulla scena che ha forma di monologo: il mdi Amleto, nella tragedia omonima di W. Shakespeare. 

2. Breve composizione scenica, in prosa o in versi, scritta per essere recitata da un solo attore: i mdi E.Novellidi LAVassallo, nel teatro italiano del secondo Ottocento. Per estens., discorso fatto da una persona tra sé e sé, o che immagina di rivolgere ad altri. 

3. Nella storia della letteratura, minteriore, modo e procedimento della tecnica narrativa, che consiste nel rendere in forme dirette, cioè senza alcun intervento, commento o giudizio da parte dell’autore, il pensiero più o meno razionalmente organizzato di un personaggio: è procedimento di cui è possibile trovare anticipazioni anche in altre età, ma che ha avuto largo impiego soprattutto a partire dagli inizî del Novecento, in partic. dopo la pubblicazione dell’Ulysses di J. Joyce (1922); va distinto dal flusso di coscienza (v. coscienza, n. 1 d), per una minor incidenza del subconscio e quindi per un più sorvegliato andamento dell’associazione logica e sintattica.

solilòquio


"il parlare a sé, tra sé stesso"

solilòquio s. m. [dal lat. tardo soliloquium, comp. di solus «solo» e -loquium der. di loqui «parlare»; propr. «il parlare a sé, tra sé stesso»]. – L’atto di parlare tra sé, di esprimere a voce più o meno alta i proprî pensieri pur sapendo che non vi è nessun interlocutore o ascoltatore: fare un s.dei s.abbandonarsi a lunghi s.stava sempre sulla branda steso ai suoi soliloqui (Pavese).